Sunday, September 24, 2006

 
Il velocipedo a vapore



Sembrava essere una storia come le altre (...)

All'uscita dal Palau de las Ciencias l'impatto culturale con una realtà scientifica aveva mosso nei nostri stomachi il senso di fame. L'Orxata che stava facendo godere Roberta non ci avrebbe soddisfatto.
"La paella gigante". Improvvisamente è stata pronunciata questa frase.
Dimitri laureato in psicologia ha voluto dimostrare empiricamente uno degli esperimenti più noti nel campo in questione. L'esperimento di Pavlov: la salivazione del cane al suono di un campanello per via della consapevolezza del pasto che sarebbe arrivato ben presto.
"Per di più gratis!".
La decisione era stata presa univocamente.
Tutti quanti ci dirigiamo verso una famosa zona di Alboraja, una frazione di Valencia ciudad.
Tutti alla Patacona.

In men che non si dica abbiam raggiunto la fermata del bus che ci avrebbe teletrasportato verso un piatto gigantesco di paella. Vortici all'interno allo stomaco ci han portato alla pazzia pura.
"Oui, mi maison. C'est la viè, comon sa va?"
Si svirgolavano parole in francese con il povero Fx in preda dalla fame più sentita nella sua esistenza da pischelletto francese.
Venti minuti dopo allo skinner box all'interno di un piccolo bus, siamo giunti alla nostra parada. Ad accoglierci una deliziosa vecchietta che passeggiva per la calle (via) . Alcune moine fatte da Pier-don-giovanni e la signora non ha posto resistenza nel darci le indicazioni giuste per lo spazio dove si sarebbe dovuta svolgere la festa.

I sorrisi isterici causati dalla fame, stampati sulle nostre labbra, ci han accompagnati fino all'incontro con due ragazze all'interno del condominio di Dimitri e Roberta.
"Per via del tempo la festa della Patacona è stata rimandata alla prossima settimana".

Silenzio.

Occhi sgranati, respiri affannati, Fx svenuto a terra.

In queste situazioni è curioso vedere come si riesca a trovare una soluzione alternativa in poco tempo.
Spaghetti, pomodorini e pecorino. E' stato quello che ci ha placato il vortice che ormai era divenuto un big bang. Una deliziosa cena assolutamente italiana. Seppur di delizioso erano più che altro le persone sedute intorno al tavolo.

Mente aperta da fumi stupefacenti. Espressioni facciali divertite. Traduttori istantanei da italiano a inglese a spagnolo a francese. Alte capacità comunicative.
"Sembra che stiamo in una barzelletta" se ne esce Pier "Tre italiani, un francese e due tedesche (ammalate)".

"Miss Doubtfire". Attenzione al massimo livello posta verso la pelicula che stavano trasmettendo su uno dei canali spagnoli.
"Que hacemos duespues la pelicula?" (che facciamo dopo il film?).
Mille tragitti magici da poter fare sono uscite dalle nostre bocche. Ma la pesantezza di quel che abbiamo dietro ci aveva convinto di rimanere a casa, a differenza di Fx che doveva incontrare un suo amico Matthew.
"Es una mujer?" domanda Dimitri.
"No es un hombre" risponde Fx con faccia incuriosita.
"Ma Matthew sta per Mattia o per Matteo? Perchè se è Mattia potrebbe anche essere un nome da donna. Questo perchè in America del sud e in ... ... ..."
Discussioni sterili su questioni inesistenti, continuate fino a quando Matthew ha chiamato Fx per la tredicesima volta. Voleva sapere dove stava per potersi beccare.
Dopo una toccata e fuga per vedere dove stava la fermata, Fx, Pier e io ci rechiamo per la vez (volta) definitiva.

2.16 am
Con la massima puntualità arriva il bus. Durante il tragitto io e Fx pensiamo di andare alle 6 di mattina al mercato delle biciclette presso lo stadio. Appuntamento a casa. Da ricordare che siam coinquilini.
Alla parada su Blasco IbaNez le nostre strade si dividono.
Fx verso Matthew. Io verso casa.

"Tra la banca e la farmacia, c'è la strada di casa mia". Nella mia mente passa questa voce che sembra essere quella di Marco. Giunta nel piso, giusto il tempo di indossare il lindo pigiama infantile, smanetto un pò sulla rete. Giusto quella oretta e mezza per far si che lì'orologio segni le 3.20. Mi autoconvinco di andare a letto.
Nemmeno il tempo di stendermi, e di socchiudere gli occhi e magicamente si fanno subito le 6. Fx apre la porta della mia camera e con il suo accento francese dice "Sarà".
Mi passa in mente Haruka quando come due coglione iniziamo a parlare in francese.
"Ilarìììììì".
"Saràààà".

Vestita in tre minuti, senza lavarmi e senza fare colazione, perchè ben sapevo che al ritorno mi sarei rimessa a dormire, ci dirigiamo verso questo "mercato delle biciclette rubate".
Le voci che mi sono giunte su questo luogo di scambio economico, lo collocavano in uno spazio nascosto nei pressi dello stadio.
"Li sicuramente trovi una bicicletta da 20 euro in su. Molto spesso ritrovi la tua bicicletta che ti han appena fregato." Giri intorno allo stadio, pattuglie di polizia. Mancavano solo i caschi blu nascosti in qualche traversa.
Raggiungiamo il punto ICS facilmente riconoscibile per via della presenza di gruppetti di giovani raccolte intorno a delle macchine ferme all'interno di questo probabile parcheggio adiacente allo stadio di Valencia.

Pian piano che io e Fx ci avviciniamo al punto d'incontro notiamo come quelle persone raccolte intorno alle macchine non son niente di che studenti che corrono all'impazzata a destra e a sinistra verso a macchine o cammioncini di loschi individui che arrivano. Appena i signori delle bici aprivano gli sportelli dietro per mostrare la preziosa merce tanto ambita, ci si scambiava spintoni di diverse nazionalità per aggiudicarsi un pezzo di ferro con due ruote.
Maceti, sciobole, uncini servono per farsi spazio.

Per più di un attimo ho creduto di stare ancora nel mio mondo onirico che stava facendo un omaggio a Hitchcock.
L'invasione degli uomini scimmia.
O meglio...
Degli erasmus scimmia.

Ma era tutto vero. Talmente vero che la fame iniziava a farsi risentire. Io e Fx avremmo dovuto fare colazione per poter raccogliere un pò di forza.
Ci mettiamo nel mezzo del mondo del Business-delle-bici.

Come Condor su una carcassa lasciata da qualche altro predatore ormai sazio.

Incontriamo due facce conosciute. Scambi di pensieri sulla situazione che pareva essere puramente italiana.
Loschi tipi che vendono di tutto, ovviamente oggetti rubati. Polizia a 10 passi di distanza.

Si tenta. Si corre. Si pregunta.
Ma nulla da fare.
Solo il fortunato Pier riesce ad ottenere una bici per 45 euro.

Ormai l'alba ci aveva raggiunto.

Fx si era arreso prima ed era tornato a casa. Io con il senso di fame mi son persa di vista chi conoscevo. Decido di fare un giro intorno al resto delle bancarelle. Un dvd a 10 euro. Magari lo potrei prendere per fare una bella sorpresa a Marco. Però conoscendo le mie potenzialità sull'acquisto...ho lasciato stare.

Ultimo giro, tante oggetti strani per terra. Oggetti che magari avevano una bella storia dietro.

Ma la mia spiccata e minuziosa attenzione è stata catturata da alcuni dread in movimento.
Un rasta. Però mano nella mano con una tipa.
Me li guardo mentre passano a 100 metri di distanza. Il focus si sposta di poco. Insieme al rasta e alla novia c'erano altre tre persone. Solo allora ho notato che c'era tra loro c'era il London Style. La terza volta che lo vedo in tre posti diversi nel giro di 5 giorni.

Sorrido un attimo come una cogliona e decido di tornarmene a casa.

Faccio una sorta di colazione con un morso di pane e il succo-ace.

Indosso il pigiama e mi lascio trasportare nel mondo che io preferisco.

Morale?
Cazzo ho dimenticato per l'ennesima volta di fare la spesa di sabado, perchè se no a questo punto avrei avuto una bici e forse avrei pure conosciuto il London Style!

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